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Leggere Lolita a Potenza

E’ un libro di qualche anno fa, ma che ho letto solo ora.

Ed è un libro che ognuno di noi dovrebbe concedersi, Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi.

Perché è come uno di quei rimedi antichi che funzionano sempre, qualsiasi sia la circostanza spazio-temporale.

Come sopravvivere alle brutture del tempo in cui viviamo? Cercando e trovando la bellezza, immergendosi in essa, vivendola come atto di ribellione.

Una cosa è certa: la bellezza è ovunque. Ma per imparare a riconoscerla, bisogna liberarsi.

La bellezza va incontro a chi la cerca. E chi la cerca, per trovarla, deve spogliarsi.

 

Liberarsi. Spogliarsi.

Lasciare che la propria anima possa finalmente ritrovarsi al cospetto di sé stessa, come diceva Emily Dickinson.

 

Ieri pomeriggio ho fatto una meravigliosa passeggiata in montagna. La bellezza dell’autunno è struggente e mi sentivo avvolta dalla grazia, proiettata misteriosamente in una dimensione di meraviglia e stupore eppure di semplicità cristallina come l’aria fresca che respiravo e nella quale mi stringevo.

 

Il tramonto è arrivato come me lo aspettavo: morbido, acceso di rosso come il vino caldo, le foglie crespe degli alberi e la terra delle colline.

 

In lontananza ho scorto la città: il mio microcosmo, come un casuale e stonato residuo di materia grigia lasciato dalle impronte di un dio poco attento e pulito. Visto da lì, protetta com’ero da quell’esplosione inneggiante di bellezza, mi è parso tanto piccolo e insignificante da non giustificare nemmeno l’ombra di tanta paura o anche solo apatia nella quale mi lascio annegare a volte.

 

  

 

 

But poetry, beauty, romance, love, these are what we stay alive for. (From “Dead Poets Society”)

 

 

Pubblicato il 16/11/2009 alle 11.19 nella rubrica Diario.

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