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Imprenditori

Sono stanca, nauseata di vedere la patina lucida, colorata e attraente delle tante "storie di successo" della nostra amata Lucania (ma a dire il vero non ne ha il primato) che classicamente poi svelano quanto segue: lui, o lei, classicamente figlio o figlia di paparino ricco che mette a disposizione spazio soldi e conoscenze per far giocare il pargoletto al piccolo self-made-man che sia di self made che di man (o woman) ha poi in realtà ben poco e - dietro i sorrisi smaglianti sfoggiati nelle pubbliche occasioni, ovvero nel  RETROBOTTEGA, normalmente avviene che esiste una squadra di lavoratori che si carica CONCRETAMENTE di quello che si definisce "rischio di impresa".
Come: stipendi non pagati o pagati  in maniera "flessibile" a seconda delle esigenze e disponibilità aziendali,  sottoinquadramenti, finti part time, lavoro straordinario non pagato e, ovviamente, stagisti eterni e - al momento giusto - persone sbattute via come ci si libera dei mobili vecchi.

Per fortuna non tutta l'impresa è così, certo... ma una cosa è sicura... per quante aziende ho visto chiudere, da un lato c'era lui: l'imprenditore, a cadere SEMPRE (o quasi) in piedi; dall'altra loro: i lavoratori, tra sussidi, disperazione, solitudine...

Politically uncorrect? Scusate, ma non ho molta voglia di essere "aggraziata", ultimamente...

Pubblicato il 19/3/2008 alle 11.5 nella rubrica Il Rospo.

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