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Ritratto del Trombone...

 

Il trombonismo è una malattia contagiosa, molto diffusa nella classe politica e sindacale.

La nostra bella terra è una delle aree maggiormente colpita da questo flagello.

Il trombonismo non ha età, né appartenenza politica.

E’ diffuso ovunque, tra i giovani e i meno giovani, a destra, a sinistra o al centro.

La persona affetta da trombonismo presenta sintomi assolutamente inequivocabili. La sua presenza in un pubblico dibattito normalmente semina il panico tra i presenti, che già prefigurano ore di angoscia e disperazione claustrofobica.

Il trombone è assolutamente non in grado di percepire la necessità del possesso di competenza nell’affrontare qualsiasi argomento: dall’economia, alla politica, dalla sanità ai trasporti, dalle politiche per la famiglia alle nuove tecnologie, il trombone affronta spavaldo qualsiasi discussione, qualunque sia il livello dei partecipanti, e sempre si proclama “speranzoso di apportare il suo umile contributo al dibattito”.

In qualsiasi occasione, da un convegno ad un’assemblea, da una riunione di organismi interni al comizio in una pubblica piazza, dall’inaugurazione di un negozio alla cerimonia di apertura di un nuovo parcheggio, il trombone è presente, in qualità di “Amministratore” o “Dirigente” o “Segretario”.

La capacità di comunicare per lui è rappresentata dall’utilizzo di termini ed espressioni quali: “sfruttare le sinergie”, “definire le priorità”, “coniugare le esigenze”. O ancora: “aprire una nuova fase”, “perseguire un rinnovamento profondo” oppure “implementare il modello organizzativo” o ancora “riattivare rapidamente le energie”…

Il trombone ha un assortito repertorio retorico, con frasi adatte ad ogni situazione: da “dare spazio alle giovani generazioni”, a “creare le condizioni per la realizzazione della effettiva presenza delle donne nei livelli dirigenziali”, oppure “valorizzare il patrimonio rappresentato dagli anziani”.

Normalmente, in ogni dibattito che si rispetti, è presente almeno un trombone. A prescindere da quale ruolo egli abbia nel contesto, incurante del tempo a disposizione per ciascun intervento, e a prescindere dal fatto che la platea sia numerosa o esigua, il trombone audacemente si lancia nella sua oratoria, mai meno lunga di un intervento oceanico stile Fidel.

Tra i presenti, cominciano a verificarsi episodi di malessere fisico e psicologico (nausea, stordimento, colpi di sonno, attacchi di panico)… ma noncurante, il trombone prosegue fino in fondo deciso a portare a termine la sua missione.

Quando il moderatore, a circa 45 minuti dall’inizio di quello che doveva essere un “breve saluto accompagnato da qualche considerazione”, comincia a ticchettare la penna sul microfono per sollecitare la chiusura, il trombone sorride e afferma di essere “quasi alla conclusione”; e prosegue imperterrito per almeno altri 45 minuti.

Non ce ne voglia, chi si riconosce in questo ritratto… anche se, bisogna dirlo… il trombone è dotato di uno scarsissima propensione all’autocritica (che invece puntualmente suggerisce agli altri). Il male peggiore è naturalmente quello delle vittime contagiate che si dividono in due “macroguppi” (per usare un termine a lui caro): coloro che restano colpiti e assuefatti e ne divengono subito pupilli ed emulatori, e coloro che invece traumatizzati dal discorso-tromba che – poveri ingenui malcapitati - hanno dovuto subire, si allontanano definitivamente da ogni ambito di pubblica discussione.

La proposta è quella di fare come in USA ha fatto un gruppo di spiritose donzelle che ha ben pensato di istituire un sito dedito ai “men-not-to-date”, cioè una lista di uomini con cui non uscire per evitare delusioni o altro, dove qualsiasi donna può inserire il nome di un uomo con cui ha avuto “brutte esperienze” – un vero e proprio tam tam autogestito…

Si potrebbe pensare di istituire una lista di pubblici personaggi da non invitare mai ai dibattiti… che fosse questa la via per il vero rinnovamento della politica?

Pubblicato il 12/6/2007 alle 17.2 nella rubrica Il Rospo.

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