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Little Miss Sunshine o apologia del perdente (Marcuse e dintorni…)

Negli anni ’60, Herbert Marcuse avanzò una bella e ispirante critica della psicoanalisi neo-freudiana di stampo revisionista e di scuola statunitense.

In parole povere, Marcuse costruì anzitutto una critica alla società coeva, affermando che si trattava di una società solo apparentemente “libera”, ma in realtà fortemente repressiva e uniformante. Uomini e donne – diceva - sono appiattiti, nella società industriale e capitalistica moderna, da un unico comun denominatore: il consumo dei beni che fornisce un illusorio stato di felicità e libertà con cui ciascuno fittiziamente si appaga, rinunciando in realtà ad una vera e consapevole autodeterminazione.

La psicanalisi ha, in questo sistema, un ruolo repressivo; poiché identifica pulsioni e insoddisfazioni come “problemi” da gestire. Un uomo infelice è un essere che non riesce a gestire sé stesso e le proprie emozioni, i propri rapporti con gli altri e con il mondo. La psicanalisi ha, per dirla in soldoni, il compito di “educare” l’individuo a ritrovare un equilibrio, con sé stesso, ma anche con gli altri e con il mondo; di “adattarlo” alle circostanze esterne, insomma.

Marcuse, però, obietta: ma siamo proprio sicuri che sia giusto adattarsi alle condizioni esterne? Qualunque esse siano? O non è forse il caso di chiedersi se ci sia qualcosa che non va al di fuori di noi, piuttosto che al di dentro?

 

Questa bella “visione”, che ritengo più che mai calzante alla nostra società, esponenzialmente peggiore di quella in cui viveva Marcuse, dal punto di vista della condizione di libertà formale e/o reale dei suoi cittadini, l’ho ritrovata in Little Miss Sunshine, un delizioso film di Jonathan Dayton e Valerie Faris, che ho visto sabato pomeriggio, spalmata sul divano, cercando di farmi passare almeno un po’di mal di schiena.

Una strampalatissima famiglia composta da una serie di personaggi con in comune, appunto, una condizione di perdente o aspirante tale, che cerca di ritrovare un senso nella partecipazione della più giovane di loro ad un concorso di bellezza per bambine.

Ma una volta in finale, la piccola appare decisamente inadeguata rispetto al contesto.

Dopo una forzatura iniziale, però, l’intera famiglia si ritrova stretta intorno alla piccina e rivendica fieramente la propria condizione di perdente felicità!
Evviva i perdenti e Little Miss Sunshine, allora!

Pubblicato il 21/5/2007 alle 17.51 nella rubrica Big Sea.

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