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oh non ti dare arie
di superiorità.


solo uno sguardo io vidi degno di questa.
era un bambino annoiato in una festa.
(sandro penna)


bacio che sopporti il peso della mia anima breve in te il mondo del mio discorso diventa suono e paura. (alda merini)

"Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potresti mai trovare i confini dell'anima:
cosi profondo è il suo lògos." (Eraclito-V sec. a.C.)


Image, Source: published print (The Golden Age of Jazz, Pomegranate Artbooks)



O demone in un attimo mi porti lontano verso di lui che crudelmente mi bacia in cerca di una avventura. (Alda Merini)

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose sul tuo destino di mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare. (N. Hikmet)


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Vivo sonhando, sonhando mil horas sem fim
Tempo em que vou perguntando, se gostas de mim
Tempo de falar em estrelas,
Falar de um mar, de um céu assim
Falar do bem que se tem mas você não vem, não vem
Você não vindo, não vindo a vida tem fim
Gente que passa sorrindo zombando de mim
E eu a falar em estrelas,mar, amor, luar
Pobre de mim que só sei te amar... (Joao Gilberto)


There is a solitude of space
A solitude of sea
A solitude of death, but these Society shall be Compared with that profounder site
That polar privacy
A soul admitted to itself
Finite infinity. (Emily Dickinson)


Questo blog non è un essemmesse!

Cançao do mar

Fui bailar no meu batel
Além do mar cruel
E o mar bramindo
Diz que eu fui roubar
A luz sem par
Do teu olhar tão lindo

Vem saber se o mar terá razão
Vem cá ver bailar meu coração

Se eu bailar no meu batel
Não vou ao mar cruel
E nem lhe digo aonde eu fui cantar
Sorrir, bailar, viver, sonhar...contigo


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21 maggio 2007

Little Miss Sunshine o apologia del perdente (Marcuse e dintorni…)

Negli anni ’60, Herbert Marcuse avanzò una bella e ispirante critica della psicoanalisi neo-freudiana di stampo revisionista e di scuola statunitense.

In parole povere, Marcuse costruì anzitutto una critica alla società coeva, affermando che si trattava di una società solo apparentemente “libera”, ma in realtà fortemente repressiva e uniformante. Uomini e donne – diceva - sono appiattiti, nella società industriale e capitalistica moderna, da un unico comun denominatore: il consumo dei beni che fornisce un illusorio stato di felicità e libertà con cui ciascuno fittiziamente si appaga, rinunciando in realtà ad una vera e consapevole autodeterminazione.

La psicanalisi ha, in questo sistema, un ruolo repressivo; poiché identifica pulsioni e insoddisfazioni come “problemi” da gestire. Un uomo infelice è un essere che non riesce a gestire sé stesso e le proprie emozioni, i propri rapporti con gli altri e con il mondo. La psicanalisi ha, per dirla in soldoni, il compito di “educare” l’individuo a ritrovare un equilibrio, con sé stesso, ma anche con gli altri e con il mondo; di “adattarlo” alle circostanze esterne, insomma.

Marcuse, però, obietta: ma siamo proprio sicuri che sia giusto adattarsi alle condizioni esterne? Qualunque esse siano? O non è forse il caso di chiedersi se ci sia qualcosa che non va al di fuori di noi, piuttosto che al di dentro?

 

Questa bella “visione”, che ritengo più che mai calzante alla nostra società, esponenzialmente peggiore di quella in cui viveva Marcuse, dal punto di vista della condizione di libertà formale e/o reale dei suoi cittadini, l’ho ritrovata in Little Miss Sunshine, un delizioso film di Jonathan Dayton e Valerie Faris, che ho visto sabato pomeriggio, spalmata sul divano, cercando di farmi passare almeno un po’di mal di schiena.

Una strampalatissima famiglia composta da una serie di personaggi con in comune, appunto, una condizione di perdente o aspirante tale, che cerca di ritrovare un senso nella partecipazione della più giovane di loro ad un concorso di bellezza per bambine.

Ma una volta in finale, la piccola appare decisamente inadeguata rispetto al contesto.

Dopo una forzatura iniziale, però, l’intera famiglia si ritrova stretta intorno alla piccina e rivendica fieramente la propria condizione di perdente felicità!
Evviva i perdenti e Little Miss Sunshine, allora!




permalink | inviato da il 21/5/2007 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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